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INSERTO 1

Si principia da un volto di Cristo

La prima traccia certa di un’attività di stampa a Carmagnola è data non da un libro, ma da un’incisione a bulino su rame, un Ecce Homo che reca l’iscrizione «Ieronimus Texis faciebat Carmagnolie» e la data 1561, impressa su un foglio di cui si conserva un unico esemplare (mm 165 x 205) nella Biblioteca Reale di Torino.
Nel suo genere si tratta di un’opera importante. Intanto perché v’è chi, come il Vesme, la ritiene essere la più antica incisione su rame di provenienza piemontese. Poi perché costituisce quasi un unicum nel panorama artistico della nostra regione, dove, scriveva pochi anni or sono Luigi Firpo, «l’incisione su rame come forma di espressione artistica pura, non finalizzata a intenti celebrativi e di circostanza, può dirsi quasi assente nel periodo del suo massimo splendore europeo, fra i secoli XVI e il XVIII, da Dürer a Goya. L’eccezione del sereno, misterioso volto del Redentore, impresso a Carmagnola nel 1561, di qualche vignetta devozionale o allegorica, di qualche pianta di città, assedio o battaglia, scalfisce appena questa costante soggezione alle aspettative e alle velleità della dinastia e della corte. Anche quest’arte “minore” appare impegnata, e stipendiata, al servizio di un potere con il quale si identifica lo Stato tutto quanto, che in esso si riconosce con un lealismo fin troppo supino, ma che da quel potere, dalla sua volontà di autonomia e dignità (espressa con un’ostinazione che sfiora la petulanza megalomane), trae le ragioni stesse del proprio essere» (L. Firpo, Immagine e potere, in I Rami incisi dell’Archivio di Corte: sovrani, battaglie, architetture, topografia, catalogo della mostra a cura dell’Archivio di Stato di Torino, Torino 1981, p. 1).

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INSERTO 2

La stamperia del Bellone

Una tipografia cominciò ad operare in pianta stabile a Carmagnola a partire dal 1584, quando trasferì qui la propria attività Marc’Antonio Bellone, genovese di nascita e già tipografo a Torino dal 1581.
Del 1584 è la sua prima edizione carmagnolese, il volumetto Instruttione de’ bombardieri di Gabriele Busca, seguito a breve da una raccolta di liriche di Orazio.
Tra il 1584 e il 1621, periodo nel quale tenne la tipografia carmagnolese, il Bellone diede alle stampe non meno di cinquantacinque opere. Escluse quelle a carattere religioso, che sono la maggioranza, vi figurano diverse edizioni di testi classici e umanistici, poesie di autori contemporanei, un trattato giuridico, uno di fisica e un altro di fisiognomica, almanacchi, libri di astronomia, astrologia, arte militare, medicina, igiene. Il che sta a testimoniare una notevole vivacità di interessi culturali da parte del tipografo e del suo pubblico, che, stanti i rapporti del Bellone con Torino e Genova, non era solo quello carmagnolese.
Il marchio tipografico con il quale il Bellone era solito contrassegnare ogni edizione che usciva dalla sua bottega era l’immagine di una dea Bellona (con precisa allusione al proprio nome), accompagnata da uno o due motti in latino: «Humile non per paura» e «Et gaudet Bellona libellis», in grande cornice con fregi, foglie, frutti e putti, oppure «Ut utrumque tempus», in cornice più semplice, talora anche senza cornice. Come consuetudine imponeva, tale marchio veniva stampato in xilografia e posto solitamente in principio di volume se riferito all’editore, alla fine se riferito allo stampatore.

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INSERTO 3

Il proclama del Santarosa

Coi torchi del Barbiè fu stampato nel 1821 uno dei primissimi atti del lungo e sanguinoso dramma della liberazione d’Italia dallo straniero e della sua indipendenza, vale a dire il proclama col quale, nel pieno dei primi moti in Piemonte, i liberali piemontesi dichiaravano di aver preso le armi contro l’Austria allo scopo di «porre il Re in istato di seguitare i movimenti del suo cuore veramente italiano».
Era la notte tra il 9 e il 10 marzo del 1821, quando entrò in città un corpo di spedizione costituito da trecento uomini a cavallo, insorti della guarnigione di stanza a Pinerolo, comandati da Santorre di Santa Rosa e dal conte Guglielmo Moffa di Lisio. Erano diretti costoro alla volta di Alessandria, dove doveva aver luogo la raccolta delle truppe rivoluzionarie. Nel cuore della notte cercarono del Barbiè, gli fecero aprire la tipografia e gli fecero stampare il proclama, rilasciandogli poi un attestato con il quale si certificava, a scanso di noie future, che era stato costretto a ciò con la forza. Unitamente al proclama, il Santarosa fece stampare anche un inno bellico di sua composizione, del quale furono tirate in fretta e furia non più di una sessantina di copie. Dopo di ciò le truppe ripartirono e al Barbiè, in ricordo di quella nottata, restarono l’attestato, che più tardi non sarebbe mancato di tornargli utile per giustificarsi di fronte alle autorità, e il manoscritto del proclama.
Il torchio originale, di cui il Museo Rondani conserva la proprietà, è attualmente esposto al Museo Nazionale del Risorgimento di Torino, nella sala relativa ai moti del 1820-21; a Carmagnola è esposta una copia moderna, identica in ogni sua parte all’originale.

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INSERTO 4

Torino 1911 – L’Esposizione Internazionale delle Industrie e del Lavoro

L’Esposizione Internazionale delle Industrie e del Lavoro, la più grande manifestazione del genere che l’Italia unita avesse visto fino ad allora, fu allestita nel parco del Valentino, sede di tutte le esposizioni internazionali ospitate da Torino in precedenza (1884, 1898, 1902).
L’occasione era data dal cinquantenario della proclamazione del Regno Italia e infatti l’inaugurazione avvenne alla presenza del sovrano, Vittorio Emanuele III, il 29 aprile 1911.
Tra i padiglioni allestiti al Valentino, uno fu dedicato all’Arte della Stampa e fu invitata a parteciparvi anche la piccola tipografia carmagnolese, che risultava essere la più antica tra quelle operanti nel nostro Paese. A Torino furono così esposti per qualche mese i cimeli che Giuseppe Rondani pazientemente aveva raccolto, in primis lo storico torchio dal quale era uscito uno dei primi atti del nostro Risorgimento.
La partecipazione fu un successo e valse un diploma di Medaglia d’Oro, ma soprattutto fece nascere nei Rondani l’idea di realizzare un museo dell’arte tipografica a Carmagnola. Ci volle ancora qualche anno, il tempo di lasciar passare una guerra mondiale, ma nel 1921 il Museo Rondani fu finalmente inaugurato.

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INSERTO 5

Il Museo Rondani nel 1921

L’allestimento originario del museo del 1921 prese forma al primo piano della casa dei Rondani in via Santorre di Santa Rosa, direttamente sopra della tipografia di famiglia. Oltre allo storico torchio ligneo che stampò un secolo prima il proclama del Santa Rosa – unico macchinario presente – la collezione comprendeva volumi e documenti, fotografie e diplomi, incisioni, matrici per stampa xilografica e calcografica, casse tipografiche e caratteri.

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