I Volumi

Nel museo è esposta soltanto una parte del cospicuo fondo librario di cui esso dispone, con particolare riguardo per le edizioni carmagnolesi. Queste sono 190 al momento – ma il loro numero è in costante crescita date le acquisizioni continue – e coprono un arco di tempo che va dal 1584 al 1946, anno nel quale i Rondani cedettero la tipografia.

I volumi più antichi risalgono all’epoca di Marc’Antonio Bellone, primo stampatore attivo stabilmente a Carmagnola a partire dal 1584. Si tratta di tredici cinquecentine e una seicentina. Tra classici latini (Orazio, Cicerone, Terenzio, Valerio Massimo) e opere di carattere religioso, spiccano per particolare interesse l’Idea del giardino del mondo di Tommaso Thomai, fisico ravennate, nelle due edizioni successive del 1587 e del 1589, «ove, oltre molti secreti maravigliosi di natura, sono posti varij, & soavissimi frutti curiosissimi, secondo la diversità del gusto de gli huomini», il Trattato de’ cibi et del bere del medico bolognese Baldassarre Pisanelli (1589), «ove non solo si tratta delle virtù de’ cibi, che ordinariamente si mangiano, & de’ vini che si bevono, ma insieme s’insegna il modo di corregger i diffetti che si trovono in essi, per mantener la sanità», e una ristampa delle Eleganze di Aldo Manuzio (1592-1593). Interessante e curiosa è anche la prima storica edizione carmagnolese realizzata dal Bellone nel 1584, Instruttione de’ bombardieri di Gabriele Busca.

Le Raccolte

Seguono le pubblicazioni di Bernardino Colonna, titolare della tipografia dal 1638 al 1644, quelle settecentesche dei Cayre (Biagio, Giuseppe Felice e Francesco Antonio), che tennero la tipografia carmagnolese dal 1673 al 1747.

La parte più cospicua del fondo librario del museo, 50 titoli attualmente, risale al lungo periodo (1785-1865) in cui la tipografia fu di proprietà dei Barbiè (Pietro, Innocenzo e il figlio di questi Pietro).

Parecchi sono i titoli significativi, a cominciare dagli Statuti della chiesa Collegiata di Carmagnola, prima opera realizzata dal Barbiè nel 1786. Importante è anche Disionari Piemontèis, Italian, Latin e Fransèis, dello Zalli, stampato in prima edizione da Pietro Barbiè nel 1815 e poi ristampato in tre tomi nel 1830.

I manifesti devozionali illustrati

Anche nel caso dei fogli a stampa la raccolta Rondani è piuttosto ricca e comprende manifesti celebrativi, religiosi o civili, sommari delle indulgenze, editti, databili tra i primi decenni del XVIII secolo e la metà del XIX. Sono 425 fogli, nella quasi totalità manifesti devozionali (formato standard 45 x 35 cm), generalmente con illustrazioni in testata stampate in xilografia.

Questo tipo di produzione tipografica aveva per committenza, da un lato, le confraternite, le compagnie o le congregazioni religiose, dall’altro le corporazioni di mestiere. Le une e le altre, una volta all’anno, celebravano il giorno intitolato al loro Santo titolare o protettore dando alle stampe un componimento poetico, generalmente in forma di sonetto, che toccava poi all’abilità del tipografo valorizzare entro una composizione grafica dalla quale quasi mai era assente una scena illustrata.

I fogli di questo tipo qui conservati datano dal 1731 al 1841.

Le Raccolte

Le matrici xilografiche

Sono i blocchetti di legno intagliati mediante i quali si realizzavano le illustrazioni. Il museo conserva 303 pezzi, tra vignette, fregi e cornici, capolettera, sigilli e stemmi. In prevalenza (141 pezzi) si tratta di figure o scene religiose, utilizzate per illustrare edizioni, manifesti celebrativi religiosi, sommari delle indulgenze o altro.
La maggior parte della raccolta è riconducibile a un periodo compreso tra la metà del Settecento e i primi decenni del secolo successivo.

Tutte le matrici xilografiche esposte nelle vetrine sono state sottoposte a restauro.

Nella raccolta si conservano solamente due lastre calcografiche: una piccola Sindone (mm 40 x 82), realizzata al bulino e databile al 1700, e un’immagine della Madonna dell’Immacolata Concezione, incisione all’acquaforte realizzata dal torinese Pietro Peiroleri nel 1805.

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